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Il Medioevo pieno, Lucca e la rivoluzione commerciale (il secolo lungo XII-XIV sec.) 

Si coglie bene come la storia medievale del territorio sia segnata inevitabilmente da Lucca e sono proprio le vicende di Lucca –potenza produttiva e commerciale più che politica e men che mai militare- a determinare lo sviluppo di una realtà come Pariana e Villa Basilica. Nel cosiddetto secolo lungo –che va dalla seconda metà del XII secolo alla metà del XIV- si ha quella rivoluzione commerciale data da una serie di invenzioni e riforme (la cambiale, la modifica dei noleggi, la sigurtà/assicurazione, le fiere della Champagne, lo sviluppo del credito bancario e così via) di cui Lucca, in Italia e Toscana, fu protagonista grazie allo sviluppo precoce e, in una prima fase, esclusivo della produzione e lavorazione della seta e dei tessuti in genere. Lo sviluppo di questa attività e la richiesta forte di tessuti pregiati di seta dalle corti, curie e nuove famiglie borghesi ricche produsse a Lucca lo sviluppo di alcune potenti Società, fra cui quella dei Ricciardi, dei Battosi, dei Bettori, ecc.

 

La montagna lucchese fu totalmente coinvolta da questo processo pesantemente impattante, soprattutto dalla fine del XII secolo e per tutto il ‘200. Per Lucca, infatti, la sua montagna era anche l’area di strada naturale che permetteva ai mercanti lucchesi di mandare i loro vetturali di tessuti finiti in pianura padana e sue città (Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma) nonché Venezia, attraverso i tanti valichi appenninici di Abetone, San Pellegrino in Alpe, Pradarena. Ma, come detto, si aprì anche quella fabbrica disseminata nei borghi della montagna, in cui si allevavano i bachi da seta (i filugelli) e si filava e tesseva dalle donne (le tessitrici erano tutte donne ma i mercanti dei loro prodotti erano tutti uomini) nei telai che avevano in casa propria.

 

Lo sviluppo tumultuoso della mercatura e produzione serica a Lucca produsse per lungo tempo una classe dominante nella città formata dalle maggiori e più facoltose famiglie borghesi che si legavano a produttori e trasportatori del Plebanato di Villa Basilica, favorendo ed appoggiando l’affermazione delle famiglie borghesi di nuova generazione ed estrazione anche nella montagna. Ciò determinò due situazioni nuove.

 

La prima è lo sviluppo delle strade, ospitali e ponti: già Matilde è indicata dalla leggenda come fondatrice di 99 chiese ma anche di tanti ponti e luoghi di ospitalità. Cioè si attrezza il territorio per la viabilità e, in questo ambito, il ponte alla Maddalena ebbe un ruolo di grandissima importanza, specialmente nei transiti verso la Valdinievole e Firenze. Cosippure nascono o si sviluppano numerosi borghi come terre nuove o caravanserragli.

 

La seconda è collegata alla sicurezza dei transiti commerciali che potevano essere garantiti –nelle condizioni selvagge della montagna medievale- solo attraverso una collaborazione di reciproco interesse fra i maggiorenti locali –nuovi ceti dominanti anche nei borghi e castelli della montagna- e le famiglie del mondo mercantile e politico di Lucca ma anche di Genova, Firenze, Pisa e così via.

 

Il potere locale deriva dunque dal ruolo che, nell’organizzazione della logistica commerciale, i maggiorenti locali assumono nel controllo e garanzia di transito sicuro lungo le tratte commerciali dalle città toscane e dai porti marittimi, attraverso l’Appennino, fino alla Pianura Padana, al Po’ ed a Venezia.

 

La strutturazione del potere, dunque, si costruisce in relazione al fenomeno principale dei secoli XII-XV e cioè il ruolo del Plebanato di Villa Basilica, e, in particolare, Pariana, come area di strada determinante per i commerci dell’intero sistema già indicato, dal mar Tirreno-Ligure al Po’ e all’Adriatico, dalla Tuscia alla Langobardia. La storia di Pariana si può comprendere in questo contesto generale. E cioè l’intreccio fra forti interessi su di essa esercitato sia da Lucca come dalla Lunigiana, da Pisa, da Firenze e, dal ‘400, anche dall’Emilia estense e l’azione delle classi dominanti di Pariana e suo territorio.

 

Nel XIII secolo, i Lucchesi e le loro numerose società si insediarono nelle principali città mercantili europee, a Londra, a Parigi, a Genova, a Venezia, a Bruges, ai mercati e fiere della Champagne in Francia e così via costruendo in quelle città quartieri abitati dalla “Nazione Lucchese” con chiese titolate al simbolo più forte di Lucca, la Santa Croce, il Volto Santo. Quel crocifisso in tunica si diffuse in Italia ed Europa (da noi dando una ragione alla costruzione della Via del Volto Santo, nel 1991, da Fabio Baroni, Sulla Via del Volto Santo, 1992) e segnò la prima grande migrazione di Lucchesi nel mondo, divenuta addirittura proverbiale.

 

Ciò produsse un ruolo assoluto di Lucca, soprattutto nel ‘200, sul suo territorio circostante e, come detto, costruì l’asse fortunatissimo con la maggiore città marinara del Mar Tirreno/Ligure, Genova, in competizione storica con Pisa. E, dunque, richiese che Lucca pacificasse e controllasse le terre a lei circostanti da cui doveva arrivare, tramite i tanti passi montani, alla Pianura Padana e sue città, all’Europa, a Venezia, per terra e per mare.

 

Aveva poi, come detto, bisogno di organizzazione dei transiti, delle strade, dei ponti, dei punti di ospitalità per merci e vetturali. Un’enorme modificazione economica che forniva lavoro e occasioni di ricchezza a tanti non più capitani feudali ma a nuovi capitani di industria in montagna, luoghi che diventavano anche scali di mare in montagna e cioè luoghi di immagazzinamento delle merci provenienti dal mare e dalle città (Lucca, Firenze, Pistoia, Pisa) per esser successivamente trasportate a dorso di mulo verso le località di destinazione (come avviene nei fondachi e magazzini dei porti, scali marittimi, dove, appunto, si scaricano merci che saranno poi distribuite ai destinatari).

 

E dunque, come il Fondichi trovato a Corsagna lungo la Strada di Pizzorna, così è di grandissimo interesse il toponimo Fondo che si trova a Pariana e che potrebbe indicare un magazzino di scalo merci.

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